Il contratto di lavoro a tutele crescenti, quali opportunità?

Il contratto di lavoro a tutele crescenti, quali opportunità?

Buone notizie per chi vuole investire in Italia, nasce il contratto a tutele crescenti

 
Sono stati recentemente pubblicati i risultati della VI rilevazione dell’Osservatorio Permanente sul Mercato del Lavoro – GI Group, sempre molto interessanti al fine di comprendere le principali dinamiche del mondo del lavoro italiano. Quest’ultima, relativa alla percezione delle imprese delle recenti misure di riforma del diritto del lavoro adottate con il Jobs Act (legge 183/2014), mostra un dato particolarmente interessante sia per le imprese che già operano sul territorio, sia per quelle che desiderano internazionalizzare in Italia il loro business: dovendo indicare la tipologia contrattuale, tra quelle recentemente riformate, che l’azienda intende utilizzare in modo prevalente per inserire risorse nel 2016, il 32,5% delle aziende intervistate (di cui il 45,9% delle aziende multinazionali estere, ed il 29,8% delle aziende italiane) ha manifestato la propria preferenza per il contratto a tempo indeterminato c.d. “a tutele crescenti”, con uno scarto significativo rispetto alla seconda tipologia contrattuale privilegiata, il contratto a tempo determinato (13,5%).
 
La circostanza è particolarmente significativa, dimostrando che le imprese hanno ben compreso ed accolto la ratio della riforma fortemente voluta dal Governo italiano: quella, cioè, di attenuare alcune rigidità del diritto del lavoro italiano, di fatto non più coerenti con le necessità dell’odierno mercato del lavoro, senza però rinunciare a favorire i rapporti di lavoro “stabili”, che non precarizzino il lavoratore.
Del Jobs Act, il contratto a tutele crescenti, oggi disciplinato dal d.lgs 23/2015, è la più compiuta attuazione. Pur non trattandosi di una tipologia contrattuale autonoma (nulla cambia in merito al regime del rapporto di lavoro a tempo indeterminato), il decreto partecipa all’obiettivo della riforma accompagnando un cambiamento importante nel regime di tutela in materia di licenziamento, attraverso il progressivo passaggio ad un sistema di tutela esclusivamente economico, in linea per altro con altri ordinamenti europei.
 
Ma in cosa consiste in definitiva tale contratto? Prevede il d.lgs 23/2015 che per gli assunti a partire dal 1.03.2016 con contratto a tempo indeterminato non si applicherà, in caso di licenziamento ingiustificato, il contestato art. 18 dello Statuto dei lavoratori, che impone il reintegro del lavoratore nel posto di lavoro. Al contrario, al lavoratore è esclusivamente riconosciuto un indennizzo monetario proporzionato all’anzianità di servizio (e dunque “crescente” in base a questa), fino ad un tetto massimo di 24 mensilità. La regola del reintegro è quindi destinata a resistere per i soli licenziamenti nulli, discriminatori, e in una fattispecie limitata di licenziamenti disciplinari (quando, cioè, il fatto materiale contestato è insussistente, senza alcuna valutazione sulla sproporzione del licenziamento).
Un ulteriore incentivo all’utilizzo del contratto a tutele crescenti è poi di tipo fiscale: è previsto, cioè, che ai datori di lavoro che assumano seguendo la nuova normativa del lavoro, venga concesso l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali per tre anni. L’agevolazione fiscale non prevede tuttavia i premi ed i contributi Inail, ma solo i contributi Inps. Inoltre, è consentita per un importo che non superi gli 8.060 euro all’anno.
 
Questi, in estrema sintesi, i punti principali del contratto a tutele crescenti, per chi voglia approfondire si veda anche ……….